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Quando sono debole, allora sono forte

Cedere il controllo e lasciare che Dio scriva la tua storia.

Ci sono momenti nella vita che ci mettono alla prova in modi che non avremmo mai immaginato. Prove che lasciano segni, che ci plasmano, che ci trasformano. Ferite che diventano parte di noi, scolpendo il nostro carattere e la nostra visione del mondo.

Mi chiamo Francesca, sono nata e cresciuta in Puglia. Da 8 anni vivo insieme a mio marito e ai miei figli nel sud della Germania.

Tutto ciò che sono oggi è il risultato di una storia fatta di relazioni, fratture, silenzi, cadute e ripartenze. Quella che sto per raccontare è una parte della mia vita che raramente racconto, non perché sia secondaria, ma perché rivela alcuni dei miei aspetti vulnerabili.

I miei genitori hanno incontrato Cristo dopo la mia nascita. Fu mia madre la prima a convertirsi; la sua fede, tenace e ostinata, aprì la strada anche a mio padre. Accanto a quella fede, però, conviveva una fragilità profonda: una depressione post-partum, non riconosciuta all’epoca, che negli anni sfociò in una diagnosi di schizofrenia. Una malattia che ha segnato non solo la sua vita, ma quella di tutta la mia famiglia.

SCELTA CONTROCORRENTE

Gli anni passavano e dopo alcuni anni in cui mia madre assumeva psicofarmaci, rimase incinta di mia sorella minore. I medici consigliarono ai miei genitori di abortire, sostenendo che il bambino sarebbe nato con gravi malformazioni o non sarebbe sopravvissuto. Inizialmente, i miei genitori stavano per acconsentire, ma poi decisero di mettere tutto nelle mani di Dio e di non abortire. Nove mesi dopo, con grande stupore dei medici, nacque una bambina perfettamente sana. Un miracolo vivente, che oggi ha 29 anni.

PORTO SICURO?

Purtroppo però dopo il parto, mia madre ebbe una ricaduta molto pesante. Nei momenti no, restava a letto per giorni, usciva di casa solo per le visite mediche, poche volte l’anno. A volte parlava da sola, altre pronunciava frasi che sembravano scollegate dalla realtà, come se la sua mente viaggiasse in un luogo che solo lei poteva vedere. Avevo appena nove o dieci anni quando iniziai a percepire un cambiamento nel suo atteggiamento verso di me: senza un reale motivo, mia madre iniziò a trattarmi male.

Non so perché, ma sembrava avesse sempre qualcosa contro di me. Ho iniziato ad avere paura di colei che doveva rappresentare il mio porto sicuro. Mi vergognavo di lei, non volevo stare sola in casa con lei. Non so perché, ma non parlavo mai a nessuno di queste paure, neanche con mio padre a cui ero e sono molto legata. Solo Dio conosceva cosa si nascondesse davvero dietro i miei sorrisi.

Ero solo una bambina, ma ricordo bene l’angoscia e le notti passate in silenzio a pregare e a piangere, chiedendo a Dio, con semplicità, di cambiare la situazione. Mi addormentavo guardando fisso la finestra della mia stanza e pensavo a come sarebbe stato saltare giù. Pensavo fosse una soluzione ai miei problemi. La realtà in cui vivevo mi rese insicura e timida, mi chiudevo in me stessa rifugiandomi molto spesso, in un mondo idilliaco dove tutto era perfetto.

Un giorno, dopo l’ennesima crisi di mia madre, scoppiai e dopo essere scappata da casa, raccontai tutto a mio padre che, per proteggermi e farmi vivere un po’ di normalità, mi fece stare per un po’ da una zia e poi ricordo di aver trascorso parte dell’estate a Milano da alcuni parenti. Quel tempo segnò una svolta: Tornai più consapevole, con la certezza che Dio fosse con me. Mia madre, dal canto suo, non agì più in modo poco lucido nei miei confronti.

PASSI DI FEDE CHE TI CAMBIANO

La situazione si stabilizzò, o meglio, imparammo a gestirla e conviverci. Crescemmo in fretta, sacrificando la spensieratezza dell’infanzia. Durante l’adolescenza, guardavo con invidia le mie amiche che avevano madri presenti, mentre io cercavo di nascondere in tutti i modi la mia situazione familiare, perché provavo un senso di vergogna, e non volevo che gli altri mi escludessero o peggio, provassero pietà per me. Più crescevo, più sentivo il bisogno di conoscere Dio.

A diciotto anni decisi di battezzarmi in acqua. La musica e il canto sono sempre stati il mio rifugio, il mio modo di parlare con Dio, di lodarlo, di pregare. Ancora oggi, sono la mia passione più autentica, il mio linguaggio dell’anima. A ventiquattro anni, mi trovai davanti a un bivio: Scegliere tra una crescita professionale o lasciare tutto per seguire un desiderio che in quel periodo, Dio aveva messo nel mio cuore: frequentare un college cristiano in Inghilterra.

Non parlavo inglese, ero piena di ansia, ma feci un passo di fede e partii per l’Inghilterra. I primi tempi furono tutt’altro che semplici. Le sfide erano tante, ma giorno dopo giorno, Dio lavorò in profondità nella mia identità in Cristo, nelle mie ferite, nel mio carattere.

Oltre a questo, ho anche incontrato l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Oggi, guardando indietro, so che quel passo di fede ha aperto la porta a una trasformazione che mi avrebbe aiutato per il futuro. Dopo gli studi, tornai in Italia e fui coinvolta in diverse attività nella mia chiesa. La situazione di mia madre a casa sembrava migliorare: mia madre usciva, andava al mare, cose che non faceva da anni.

Pregavo e digiunavo per una completa liberazione. Passarono alcuni mesi dal mio ritorno e il mio fidanzato mi chiese di sposarlo e di trasferirci in Germania. Accettai e iniziammo a organizzare il matrimonio. Mia madre partecipava ai preparativi, sembrava che la situazione stesse migliorando.

Era novembre del 2016, mancavano 7 mesi al mio matrimonio. Io e mia sorella dovevamo partire, a Roma lei, in Germania io. Dovevamo partire molto presto al mattino, mia madre si alzò, ci salutò e ci disse di stare attente. Quel saluto mi sembrò così diverso, affettuoso. Ricordo di averci pensato per tutta la mattinata, prendendo anche questo avvenimento come un segno di miglioramento.

SVOLTA INASPETTATA

Purtroppo pochi giorni dopo, mentre ero in Germania, mi contattarono dicendo che mia madre si era tolta la vita…….. In quel momento, pensai che fosse tutto un sogno: purtroppo tutto era reale e il dolore provato in quei momenti non potrò mai dimenticarlo. Nei mesi successivi cambiai, indossavo una maschera.

Ero sempre sorridente e solare, apparentemente forte, ma dentro ero arrabbiata con Dio, triste, vuota, impaurita. Cercavo di riempire quanto più possibile le mie giornate con il lavoro e le attività in chiesa. Mentre la mia famiglia crollava, io ero “quella forte”. “Venite e discutiamo”, dice il Signore (Isaia 1:18).

In quel periodo discutevo con rabbia e delusione con Dio chiedendogli “perché”, perché faceva miracoli in altri e non nella nostra famiglia, perché illuderci che tutto stava cambiando per poi ucciderci emotivamente in questo modo brusco.

LA PACE PREVALE SULLA PAURA

7 mesi dopo, mi sposai. Mi trasferii in Germania. Lì, senza amici, con una lingua e una cultura diverse, ebbi molto tempo libero. Iniziai a elaborare il lutto, e con esso arrivarono attacchi di panico, ansia e tristezza profonda. Mi sentivo così depressa che ai miei occhi tutto perdeva valore. Ero molto abile a nascondere il tutto. Per anni andai avanti così, tra alti e bassi, chiedendo aiuto a Dio.

Nel 2021, rimasi incinta, nonostante non avessi un gran desiderio di avere figli. La bella notizia fu accompagnata da mille domande, paure e ansie che mi tormentavano: E se avessi ereditato lo stesso problema di mia madre? E se anche io fossi stata travolta da qualcosa di più grande di me? E se avessi condannato mio/a figlio/a a una vita difficile? In certi momenti ho anche sperato in un aborto spontaneo, ma poi mi sentivo in colpa… Non riuscivo a uscire da questo vortice di incertezze e paure che mi stava risucchiando. Debole e stanca, gridai a Dio chiedendogli di tirarmi fuori da questa situazione.

Lui, con la sua infinita pazienza e come un padre amorevole, iniziò piano piano a lavorare in me giorno dopo giorno, tirando fuori e medicando molte ferite che non sapevo di avere, una a una. Mi ha donato una pace che ha superato ogni paura, fino a che, negli ultimi mesi, ho iniziato a godere di questa gravidanza.

CHI È L’AUTORE DELLA TUA STORIA?

Si dice che quando nasce un bambino, nasce anche una nuova mamma. Non solo sono rinata con un nuovo status, ma 4 anni fa, alla nascita di mia figlia , sono rinata come persona. Per mesi ho avuto paura di perdere il controllo delle mie capacità cognitive e invece è stato il contrario: ho ricominciato a vivere davvero, a reagire, ad avere nuovi desideri e a capire che ora avevo l’opportunità di essere per lei ciò che mia madre, a causa della sua malattia, non ha potuto essere per me.

Quello che Dio mi ha donato per rinascere non era ciò che avevo immaginato o desiderato, ma era esattamente ciò di cui avevo bisogno. Lui vede oltre ciò che vediamo noi. Durante i tre anni di maternità sono riuscita a iniziare un corso universitario e a laurearmi in Scienze della Comunicazione. Oggi sono mamma di due bellissimi bambini e io e mio marito siamo attivamente coinvolti nell’opera della nostra comunità e della nostra zona. Adesso ho l’occasione di riscrivere una nuova storia: la mia storia.

Non sarà perfetta, ma migliore, grazie alle mancanze e alle difficoltà vissute nel passato.Una storia consapevole del valore di ogni gesto, di ogni parola.

Ho affidato a Dio la penna per scrivere nuovi capitoli della mia vita. Ho imparato che Dio non ci dà sempre né ciò che vogliamo, né nel modo in cui piace a noi: Egli ci dà ciò di cui abbiamo bisogno, nel modo giusto, e nei tempi giusti per noi, perché Lui è nostro Padre, ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Forse proprio tu che stai leggendo, stai attraversando una tempesta: se il tuo cuore è rotto o pieno di paura, se sei incatenato da qualche dipendenza o stai passando quel terribile tunnel che è la depressione e non vedi via d’uscita, sappi che non sei sola. Dio vede ogni tua lacrima e ogni tuo sforzo.

Non smettere di credere, perché anche se la tua storia sembrerebbe che stia per finire in un modo che a te non piace, Lui ha il potere di riscriverla con un finale che non avresti mai immaginato. 

Francesca Mamone

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